Prossima partita: ARRIVEDERCI ALLA STAGIONE SPORTIVA 2026/2027

Lettera aperta del Direttore Generale, Gianluca Petronio

Ciao Presidente,

questo è il momento dei saluti. Ieri abbiamo salutato la squadra e tutto il suo entourage, societario e organizzativo, nel momento apicale di questo mio, anzi nostro, triennio piellino. Per “apicale” intendo il momento più alto e virtuoso: quello della massima evoluzione societaria e del maggior successo sportivo.

Abbiamo salutato la squadra più forte e completa delle tre costruite in questi anni, con la consapevolezza che la prossima sarà ancora migliore, capace di sintetizzare il meglio delle esperienze passate ed evitare gli inevitabili errori commessi lungo il percorso.

Dal punto di vista societario, il vascello Pielle è stato rimesso in perfetto stato di galleggiamento e da tempo naviga con decisione verso la sua meta naturale, che si chiama Serie A. La rotta è quella giusta e il traguardo è ormai ben visibile. L’assonanza con il mare è doverosa nella città dell’Accademia Navale, e la sinergia con Genova, regina dei mari e casa del Gruppo Costa, mi porta a dire che Sillabe rappresenta il porto più sicuro da cui partire e nel quale fare ritorno prima e dopo le lunghe traversate.

Le sue infrastrutture aziendali, le competenze del personale e le metodologie operative sono esattamente ciò che mancava al mio arrivo e che, in tutte le mie relazioni e nei miei interventi passati, ho sempre auspicato a gran voce.

Permettimi una sentita citazione dell’indimenticabile e visionario Daniele Petrucci, fu lui a sprigionare quella scintilla che generò il fuoco che oggi Giulia ed Elena, eccellenti manager, sanno mantenere acceso con passione e competenza, mettendolo quotidianamente a disposizione del popolo piellino: il più caloroso e appassionato con cui abbia mai avuto a che fare nella mia lunga carriera. Un popolo che oggi chiede a gran voce di essere portato in Europa, ma a cui forse basta solo una squadra vera, pugnace, combattiva in cui riconoscersi e le cui gesta poter portare con fierezza nel cuore e sulla pelle,

Saluto anche Matteo, il tuo vice, in punta di piedi, spesso ai margini, ma sempre disponibile con le parole e coi fatti, a volte non appare, ma quando c’è stato bisogno sempre il primo in trincea, disposto a sacrificare il suo tempo, il suo denaro e, lo ammonisco sempre, anche la sua salute.

Francesco come sai, al tempo dei saluti si accompagna inevitabilmente quello dei ringraziamenti, e desidero partire proprio da te.

Fin dalla nostra prima telefonata mi hai aperto il tuo mondo, accogliendomi con disponibilità rara. Mi hai fatto sentire desiderato, utile e valorizzato. Mi hai accolto nella tua splendida famiglia, nella tua operosa farmacia, mi hai introdotto nella cerchia dei tuoi affetti, delle tue amicizie e delle tue collaborazioni.

Ti ringrazio di cuore, sperando di aver ricambiato, come professionista e come persona, almeno una piccola parte di quanto ho ricevuto.

Ricordo il mio primo giorno, quando mi presentasti David Fini. Un collaboratore rivelatosi straordinario, che non posso che ringraziare per il modo in cui si è posto da subito nei miei confronti. Mi ha introdotto nel sistema del basket livornese come nessun altro avrebbe saputo fare.

Fino dal primo momento non ho potuto che riconoscerne le grandi qualità: la laboriosità, la capacità di problem solving, il dinamismo, l’attitudine a mettere in relazione fatti, persone e situazioni. Dietro ad un approccio fatto di impegno e multitasking si celavano competenze preziose, probabilmente maturate nella sua importante esperienza professionale extra basket.

Per me fu naturale affidargli spazio, responsabilità e deleghe importanti. Ho sempre voluto valorizzarlo e spero di aver contribuito, anche solo in minima parte, alla sua ulteriore crescita.

Mi presentasti poi Riccardo Masini: non soltanto un collaboratore appassionato, ma una vocazione talmente piellina che, per troppo amore, a un certo punto sentì il bisogno di allontanarsi. Ho vissuto da vicino quel suo momento difficile e, insieme ad Andrea e a suo fratello Fabrizio, ci stringemmo attorno a lui. Non certo per merito mio, ma Riccardo è stato fatto tornare ed oggi credo che la Pielle possa vantare un’organizzazione del ticketing, e non solo, da autentica Serie A.

I Masini sono un clan. Hanno adottato me, oppure sono stato io ad adottare loro: sinceramente non saprei dirlo. So, però, che oggi rappresentano la mia famiglia livornese e che Andrea è l’ “olimpionico” più importante che abbia mai conosciuto.

Devo ringraziare Livorno e tutti i livornesi per il loro modo di essere: coinvolgente, generoso, divertente, irriverente, ma sempre autentico, sempre con il cuore e la porta di casa aperti. Una città straordinaria, affascinante, controversa e irripetibile. Unica è la sensazione che si prova quando vi si arriva, quando la si vive attraversandone i luoghi più suggestivi e persino quando la si lascia.

Ringrazio anche i media, giornalisti e fotografi (ma quanti Alessandri siete? Tutti a me cari e simpatici) vi ho fatto lavorare poco, sono, si sa, poco incline ad apparire, ai titoloni e alle interviste ed ho offerto pochi scoop (me ne scuso) ma ho ricevuto molto rispetto e quando ho meritato anche piacevoli lusinghe. Grazie ancora.

Non voglio proseguire con un elenco di nomi. Sarebbero troppi e rischierei inevitabilmente di dimenticare qualcuno, cosa di cui mi pentirei. Rimarrò ancora in zona abbastanza a lungo per salutare e abbracciare tutte le persone a cui voglio bene e che contano per me, tutte quelle che hanno gioito e sofferto insieme a me per questa Pielle, che non è mai soltanto lavoro, ma qualcosa che ti entra dentro e conquista il cuore.

Consentimi Francesco un ultimo accenno a due membri dello staff.

Il primo è Andrea. So che non gradirà sentirlo dire, ma lui è stata una scommessa, mia e dell’allora Cda, e che mi provocò qualche ora di insonnia, una scommessa però certamente vinta. Il suo capolavoro lo ha realizzato la scorsa stagione, quando riuscì a raggiungere i playoff in una situazione che definire drammatica sarebbe riduttivo, apparentemente senza vie d’uscita. Oserei dire che il coefficiente di difficoltà di quell’impresa fu addirittura superiore a quello richiesto per vincere la Coppa Italia. Quindi bravo ed in bocca al lupo a lui per il suo futuro percorso da condottiero della Pielle, un ruolo che ha saputo farsi riconoscere per acclamazione.

Il secondo è Nicola. Quando si presentò nei miei primi giorni livornesi, con i modi educati da professore appena rientrato dall’esilio elbano, avrebbe persino pagato di tasca propria pur di poter contribuire, in qualsiasi modo, alla crescita della società e alla rinascita del settore giovanile.

Si è rivelato un collaboratore eccellente, un compagno di viaggio colto, brillante e simpatico. Per quanto mi riguarda, sarebbe meritevole di un contratto a vita, in quale ruolo? Qualunque, ove ci sia bisogno della sua umanità ed empatia, una piellinità da non disperdere.

Con sincera gratitudine e affetto ora ti lascio con questa mia considerazione che feci alla mia splendida presentazione di tre anni fa “un professionista prima o poi passa, ma la società   resta, la cosa importante è che entrambi siano cresciuti insieme, siano migliori di quando si sono incontrati e ne siano fermamente consapevoli”.  Ho la certezza che sia proprio il caso nostro.

Ad majora,

Gianluca

 

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